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domenica 10 gennaio 2021

La cultura è un bene universale, senza confini


 Il 13 giugno 1985, a Bruxelles, il Consiglio dell’Unione Europea ha lanciato il progetto “città europea della cultura” che, successivamente, prese la denominazione di  “capitale europea della cultura”.  Tale programma ha lo scopo di avvicinare i cittadini europei delle diverse Nazioni, promuovendo la conoscenza dei più importanti centri urbani del continente. Da tale data,  ogni anno, viene assegnata la citata qualifica a due città simbolo degli Stati membri, con un apposito finanziamento, per favorire il loro sviluppo e  la conoscenza della relativa cultura, sotto il profilo storico, artistico, turistico, architettonico, ecc..Il 18 dicembre scorso, quali capitali europee della cultura per il 2025, sono state scelte Gorizia, unitamente alla città slovena di Nova Goriça e la tedesca Chemnitz. Profondo significato assume, in particolare, la designazione delle due città isontine che, fino al 2004, sono state divise da un confine  stabilito al termine della seconda guerra mondiale dalle potenze vincitrici, nell’ambito della divisione dell’Europa in sfere d’influenza. Nella tormentata vicenda del confine nord orientale, Gorizia fu occupata nel 1945 dai partigiani jugoslavi, i quali furono  costretti, successivamente, a ritirarsi, a seguito del  trattato di pace di Parigi che lasciava all’Italia il centro urbano di Gorizia, mentre assegnava la sua periferia alla Jugoslavia. Su quest’ultimo territorio Tito fondò in poco tempo la città di Nova Goriça, innalzando sul confine un muro con reticolato che separò i due centri urbani sino alla dissoluzione della Federazione jugoslava. Dalla parte slovena rimase la vecchia stazione Transalpina assieme a numerosi  edifici della periferia di Gorizia. L’ostacolo divisorio tra i due centri abitati anticipò di 14 anni il muro, ben più imponente, di Berlino e rappresentò l’inizio del periodo della “guerra fredda” tra due organizzazioni diverse della società e del sistema di  difesa, espresse dalla NATO e dal Patto di Varsavia.  

La scelta del Consiglio dell’E.U. vuole rimarcare, attraverso gli aspetti della cultura, la capacità di superare divisioni ataviche e tragiche che hanno ferito profondamente ignare popolazioni, già abituate a convivere, per ragioni di geopolitica e di spartizione di potere tra le Nazioni. Del resto la nostra Costituzione, all’art. 9, assegna particolare rilevanza alla cultura: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”Per il  cittadino, la cultura assume il significato di crescita personale, da acquisire attraverso lo studio e il desiderio di ampliare le proprie conoscenze e competenze con una forte disponibilità al cambiamento. Nella collettività, invece, essa rappresenta l’elemento fondamentale  del progresso, conquistato mediante un percorso di arricchimento e coesione della società, volto  alla tutela della “cosa pubblica” e all’accrescimento del benessere comune. Nel mondo globalizzato in cui viviamo, la cultura scaturisce dalla conoscenza di molteplici discipline che coinvolgono non solo generazioni tra loro molto lontane, ma anche ambienti naturali ed epoche storiche  differenti.  La cultura è la ricchezza accumulata nel corso dei secoli, è la coscienza critica che guida a scelte giuste e responsabili, anche mediante l’ esperienze dei nostri avi. Essa conferisce la possibilità di non ripetere gli errori del passato e di poter guardare al futuro con più sicurezza e lungimiranza.  Purtroppo nel nostro tempo non si è ancora compreso che essa, poiché rappresenta uno dei valori  fondamentali della società, deve essere adeguatamente incentivata e sviluppata. 

La cultura in senso lato è percepita ancora come un fenomeno fortemente elitario, riservato a pochi fortunati, che dispongono di mezzi finanziari e  volontà per frequentare costosi corsi di studio, musei, teatri, circoli, ecc..In tale quadro assume rilevanza l’iniziativa europea, tesa a richiamare l’attenzione mondiale sulle caratteristiche peculiari di alcune città, per risvegliare l’interesse verso i beni culturali quale patrimonio comune e consentire una valutazione critica degli avvenimenti storici ad esso collegati, affinchè le generazioni che verranno possano apprendere nella giusta luce i fatti e  trarne utili riflessioni e guida per il futuro. Nel mondo molti territori e città rimangono ancora divise, a causa  dei conflitti e dei relativi trattati di pace (vds. ad esempio Gerusalemme, Mostar, Nicosia, ecc..), ove hanno sempre prevalso  le ragioni dei vincitori, tese a confermare equilibri  geopolitici  e di potere. La scelta dell’Europa ha premiato un comune programma culturale,  elaborato congiuntamente da  Gorizia e  Nova Goriça come un'unica città, finalmente liberata dal confine relativo ai dei due Stati di appartenenza, quale modello da seguire nelle altre simili realtà. Tale nuovo approccio rappresenta un monito a superare le vicende storiche del passato e le incomprensioni o i miti ad esse connessi ( si ricordano, nel caso di Gorizia e Nova Goriça, le reciproche accuse dei misfatti commessi nel passato da una parte ai danni dell’altra), sulla base degli elementi comuni e delle tradizioni culturali, consolidate nel tempo, che travalicano i confini delle Nazioni.

 

mercoledì 9 dicembre 2020

 CALENDARIO ANUPSA 2021

Ecco il calendario ANUPSA 2021, elaborato dal Gruppo ANUPSA di Verona, in distribuzione con "Tradizione militare di dicembre" dalla Presidenza Nazionale. Il documento ripercorre le vicende del  secondo conflitto mondiale, con riferimento all'anno 1941, che ha visto l'entrata in guerra del Giappone e degli Stati Uniti. Un lavoro di sintesi, accompagnato da una grafica moderna e accattivante. Buona consultazione. Renzo Pegoraro.


domenica 11 ottobre 2020

Il conflitto nel Nagorno Karabakh

Il Nagorno Karabakh, piccola regione montana del Caucaso il cui nome in azero significa «giardino nero di montagna» è popolato da armeni, cristiani e turchi azeri, mussulmani. La regione è diventata  parte dell’impero russo nel diciannovesimo secolo. Contesa, fin dall’inizio del secolo, dalle repubbliche di Armenia e Azerbaigian, nel 1920 fu conquistata dai bolscevichi e nel 1923 entrò a far parte dell’Azerbaigian. Il conflitto del Nagorno Karabakh  iniziò nel febbraio del 1988, quando il Parlamento del piccolo Stato  decise di chiedere l’annessione all’Armenia. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il 2 settembre 1991, la regione si autoproclamò indipendente. Il successivo referendum confermò, il 10 dicembre 1991, tale decisione. Lo scontro, che si originò tra le due repubbliche contendenti, causò circa 30 mila morti e centinaia di migliaia di profughi dalle tre aree: la popolazione azera (mussulmana), dal Karabakh e dall’Armenia, gli abitanti di etnia armena (cristiani) 


fuggirono dall’Azerbaigian. Un accordo di cessate il fuoco, raggiunto con la mediazione della Russia, nel 1994,  riconobbe la vittoria militare degli armeni a cui rimase il controllo del Karabakh e di altre regioni dell’Azerbaigian. Il trattato di pace, di Bishkek, però non fu mai siglato. La fine delle operazioni militari non portò al disarmo e i negoziati di pace, ormai da anni, sono in un vicolo cieco.  La complessa situazione sul campo vede oggi la Russia, che sostiene l'Armenia, con il ruolo  di arbitro regionale e l'Azerbaigian, in posizione di forza, rinsaldare la sua alleanza energetica con la Turchia, arricchito dai proventi di gas e petrolio. L'Armenia, in difficoltà, cerca l'appoggio dei vicini Iran e Georgia per non venire stritolata dall'alleanza turco-azera. Il prolungarsi del conflitto può portare all’estendersi dello scontro con tutte le potenze regionali.

sabato 27 giugno 2020

Vidovdan: Il giornodi S.Vito, 28 giugno

Si tratta di una data dai molteplici significati, religiosi, storici, politici, della memoria collettiva dei Balcani. 
- Nel 1389, il 28 giugno, ebbe luogo la battaglia a Kossovo Polje, nella piana dei merli, quando l'esercito di alleanza balcanica, guidato dal principe Lazar affrontò l'esercito ottomano nell'epica battaglia ove trovò la morte. Il suo sacrificio con molti soldati serbi impedì l'espansione in Europa dell'impero, ma confermò nei Balcani la presenza ottomana per 5 secoli.
- Il significato religioso del giorno, è ricordato dalla chiesa ortodossa, come il momento cruciale in cui la cristianità serba si oppose col martirio agli infedeli ottomani.
- A questo giorno si collega il nazionalismo balcanico, particolarmente quello serbo, inteso come il giorno del riscatto morale e patriottico di un popolo. Seicento anni dopo, Milosevic, nella piana dei Merli chiamò a raccolta i serbi incitandoli all'orgoglio nazionale nella difesa dei luoghi a loro sacri, il Kossovo appunto, dando vita alle guerre balcaniche degli anni '90.
 -In questo giorno, nel 1914, a Sarajevo, Gavrilo Princip, uccise l'arciduca austriaco Ferdinando facendo precipitare l'Europa nella prima guerra mondiale. 
  -Nel 1921, re Alessandro I proclamò il regno dei serbi, sloveni e croati.
 -Proprio nella ricorrenza di Vidovdan del 2001, Milosevic venne arrestato e trasferito all'Aia per essere processato per i crimini commessi nella ex Jugoslavia. 
  -Infine il Montenegro il 28 giugno del 2006 venne riconosciuto come 192° Stato dell'ONU.

Pertanto questa  data ha un elevato valore simbolico nella memoria non solo dei popoli slavi dei
Balcani, ma anche dei cittadini europei.

venerdì 7 febbraio 2020

EUROPA, L'Unione da ricostituire


Il 9 maggio si celebra ogni anno la Festa dell’Unione Europea, nell’ anniversario del famoso discorso tenuto al Quai d’Orsay di Parigi, nel 1950, dal ministro degli esteri francese Robert  Schuman,    nel quale egli delineò la necessità di creare  una nuova Comunità mediante l’integrazione, politica, della sicurezza, economica, monetaria, degli Stati Europei. In particolare nella sua dichiarazione egli sottolineò che l’Europa " ..non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto." L’Unione Europea, fin qui realizzata, attraverso piccoli passi, così come  suggerivano i padri fondatori (il francese Jean Monnet, il franco-tedesco Robert Schuman, gli italiani Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi, il belga Paul-Henri Spaak, il tedesco Konrad Adenauer ), conta oggi di ben 27 Stati membri (la Brexit è già avvenuta e comporta un periodo di transizione in cui devono trovare attuazione gli accordi bilaterali UE- Gran Bretagna);  altri Stati hanno iniziato il processo di adesione. Tra i più importanti traguardi raggiunti  si annoverano la libera circolazione delle merci e delle persone ( trattato di Schengen, 1985)  e  l’unione  economico- monetaria  (trattato di Mastricht, 1992), realizzata  con l’istituzione della moneta unica  (1999). La politica estera e la sicurezza comune (PSC), sono state trattate più volte dalle Istituzioni comunitarie, senza peraltro giungere  a soluzioni efficaci e definitive. Attraverso le risoluzioni del Consiglio  sono state avviate,   missioni militari, di polizia e civili (EUFOR- ALTHEA, EUNAVFOR, EUROLEX, FRONTEX, ecc..), mediante la partecipazione volontaria di alcuni Paesi, per far fronte a particolari situazioni di crisi. L’unificazione politica, invece, rimane ancora una mera utopia: il tentativo di approvare la Carta Costituzionale è naufragato nel 2004.
Nel corso del processo di unificazione, l’Europa ha sviluppato una politica di integrazione (open door) aperta ed inclusiva, rivolta ai Paesi volonterosi del Vecchio Continente, per creare una grande regione, a livello mondiale, economicamente competitiva e politicamente impegnata a perseguire i valori  della pace, dei diritti civili, della democrazia e libertà, del progresso scientifico ed economico. Ciò al fine di contribuire, oltre al benessere dei propri cittadini, alla stabilizzazione delle aree di crisi e alla lotta contro la povertà degli altri Continenti.  Purtroppo i cambiamenti geopolitici e le crisi mondiali, verificatesi nel corso degli ultimi anni anche per effetto della globalizzazione, nonché i problemi irrisolti e i contrasti interni all’Unione stessa, portano oggi a riconsiderare gli accordi ed i risultati raggiunti. Il processo di integrazione è ad uno stallo e l’attuazione delle regole concordate trova sempre maggiori ostacoli, in particolare per quanto attiene al campo economico-finanziario e alla libera circolazione delle persone, così come stabilito nel trattato di Schengen, sopra citato, volto a liberalizzare i movimenti dei cittadini tra un primo nucleo di Paesi confinanti e commercialmente interdipendenti.